My little children, I am writing these things to you so that you may not sin. But if anyone does sin, we have an advocate with the Father, Jesus Christ the righteous. 2 He is the propitiation for our sins, and not for ours only but also for the sins of the whole world..

Coesistenza è la parola che evoca questa mostra. Coesistenza tra passato e presente, perché ci troviamo tra le torri medievali di San Gimignano e i modernissimi spazi della Galleria Continua, una delle più interessanti realtà di arte contemporanea globali. Ma coesistenza anche tra esseri umani, artisti, sensibilità diverse che trovano nel rispetto reciproco il punto di partenza necessario per iniziare un dialogo.

Anche per lei si è pensato al colore e ad una solarità legata al suo lavoro a contatto con i bambini. Per lei spesso si è optato per i pantaloni con canotte e gilet dal taglio semplice e dai dettagli ricercati, come piccole rouches di chiffon completate da lunghe collane che sembrano caramelle colorate. Mentre in un paio di occasioni indossa degli abitini che sottolineano alcuni momenti topici della storia, come per esempio la sera che Ficarra dimentica un anniversario.Emilio Solfrizzi è Piero, un marito poco attento a sua moglie, che gestisce una pompa di benzina.

In un’alternanza di tempi e di spazi, tra una New York contemporanea e una Berlino sospesa tra un presente e un passato denso di dolorosi ricordi, Rosenstrasse è un film che trova il suo giusto ritmo strada facendo, nel dipanarsi della vicenda. Una regia robusta, quella di Margarethe von Trotta che non si azzarda ad intraprendere sperimentalismi ma, al contrario, propone una scrittura piuttosto lineare, eppure efficace la quale dimostra ancora una volta il suo talento nell’avvicinarsi ad un argomento e riuscire a trattarlo con grande sensibilità, prediligendo uno sguardo tutto al femminile. Memorabili i suoi ritratti di donne forti e determinate, basti ricordare i personaggi di film come Lucida follia o come Anni di piombo.

Di esempi, sul grande schermo, tra il serio e il faceto, ce ne sono a volontà. Dalla fluviale calda romanità di Ettore Scola nel magnifico La famiglia all’ironia di un Monicelli tutto al femminile in Speriamo che sia femmina, del 1986, fino alla dolorosa elegia viscontiana di Gruppo di famiglia in un interno e agli esplosivi segreti rivelati dell’implacabile Festen diretto dal danese Thomas Vinterberg nel 1998. Ora tocca a un giovane regista di casa nostra, Paolo Genovese, misurarsi con humour con questo ambito,delicatissimo e variegato..