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| Ma lui era più forte di me |
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| Anno Scolastico |
2007-2008 |
| Regia |
Dante Albanesi |
| Coordinamento |
Prof.ssa Clementina Trivellizzi |
| Fotografia |
Dante Albanesi |
| Montaggio |
Dante Albanesi |
| Testo e voce |
Chiara Firmani |
| Musica |
Argo Past |
| Interpreti |
Chiara Firmani, Elisa Di Felice, Flahi Ilaham, Maria Paola Veccia, Tetiana Kosyak, Julian Haxhiu, Salmir B. Kokaj, Jurgen Marku, Fation Suli, Eraldo Hasho, Dorjan Mezini, Giordano Fazzini (Istituto IPSIA - San Benedetto del Tronto) |
| Produzione |
BAIKcinema |
| Festival |
Teatri dell'Anima, Senigallia (Ancona), 27-29 agosto 2009
MediaEducazione, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), 8-12 ottobre 2009
Sottodiciotto Film Festival, Torino, 26 novembre - 5 dicembre 2009 |
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San Benedetto del Tronto, 30 maggio 2009
Il progetto “Teatri dell’anima”, promosso nelle scuole dalla Commissione regionale Pari opportunità delle Marche, ha coinvolto un gruppo di studenti dell’Istituto IPSIA di San Benedetto del Tronto in un percorso formativo e in un laboratorio cinematografico sui temi della violenza sulle donne e l’identità di genere. Il progetto era rivolto ai giovani perché potessero diventare essi stessi protagonisti di un cambiamento culturale, nel rispetto di ogni forma di “diversità”. Poiché dietro la violenza c’è spesso una mancanza di consapevolezza della propria identità.
Il cortometraggio Incontri / Scontri è scaturito da una breve traccia scritta, un testo in forma di confessione redatto in prima persona dal personaggio femminile protagonista del video. A queste parole, che scorrono in voce off, sono state montate diverse sequenze che illustrano situazioni di violenza e di sopraffazione dell’uomo sulla donna. Non vi è un vero e proprio sviluppo narrativo, ma una situazione atemporale, dove i momenti si susseguono senza una successione lineare e senza sfociare in un finale univoco e liberatorio. Ciò produce una forte sensazione di oppressione, in bilico tra l’onirico e il documentaristico, dove ogni immagine appare declinata in un presente immobile che si ripete sempre uguale. Questo stile di regia intendeva riprodurre quella particolare condizione psichica che si riscontra nei soggetti che hanno subito forti esperienze di violenza fisica e/o morale: un evento passato che sembra non allontanarsi mai da noi.
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