A maggior ragione, se si considera di star analizzando il film di un regista cos importante per la storia del cinema horror italiano come Dario Argento; per rendere le cose pi semplici, sar evitato qualsiasi confronto con i precedenti Suspiria eInferno, entrambi legati al franchise della Triade anche perch detto nel modo pi franco possibile, sarebbe del tutto inutile.Quindi, meglio essere diretti: La Terza Madre cos pregno di difetti e bruttezze che alla fine della visione quasi impossibile ricordarsele tutte. Non si comprende, in effetti, quale sia la cosa peggiore! La recitazione inesistente della protagonista oppure l involontaria seminata ovunque? (Basti pensare alle scene in cui il male si diffonde tra i cittadini romani o ancora all delle cattive Sar forse colpa di un casting effettuato con svogliatezza oppure soltanto un grande, grosso problema di sceneggiatura? Magari, colpa del terribile finale affrettato Insomma, se ne potrebbe discutere dal tramonto all eppure non si riuscirebbe lo stesso a trovare una valida risposta.Per accontentarci, potremmo considerarle tutte per buone.Si possono contare sulle dita della mano le scene d e, anche queste, altro non sono che residui di un horror puerile o quantomeno banale: l gore gratuito e i tristi scare jumpes. Non c inventiva nella regia, non ci sono scene particolarmente fascinose se non stupidamente violente e, cosa peggiore di tutte, non c la Paura.Nemmeno quella luce blu puntata sul volto inespressivo di Asia Argento nella parte finale del film riesce a richiamare l misteriosa del vecchio Suspira (ah, avevamo detto niente paragoni!)Ci che fa pi male, per resta quella sensazione di enorme potenziale sprecato che aleggia per tutto il film; infatti, per quanto orribilmente realizzata, l di fondo non per niente male.

Nel 1976 è Re Giovanni nel dolente Robin e Marian, a fianco di Sean Connery e Audrey Hepburn, e nel 1981 è nientemeno che Napoleone ne I banditi del tempodel visionario Terry Gilliam. Tuttavia, in mezzo sta il suo primo grande successo, che arriva nel 1979: interpreta l’androide in Alien di Ridley Scott.L’anno precedente, in un memorabile I miserabili televisivo, aveva interpretato il classico personaggio di Thenardier. Di tre anni più tardi, è il successo di Momenti di gloria, in cui interpreta Sam Mussabili e ottiene la candidatura al Premio Oscar come miglior attore non protagonista.Diventa faccia indispensabile del cinema americano e inglese degli anni Ottanta (nel 1984 è in Greystoke, con Christopher Lambert, icona del cinema d’azione degli Eighties) e Novanta, e recita per Gilliam, Cronenberg, Allen, Branagh, Soderbergh.Sia che interpreti, come più spesso accade, ruoli di contorno sia che gli si affidino parti più corpose (il dolente procuratore protagonista de Il dolce domani di Atom Egoyan), sia che accetti produzioni indipendenti sia che venga coinvolto in blockbuster miliardari (come nel caso de Il signore degli anellidi Peter Jackson, in cui riveste camaleonticamente il ruolo di Bilbo Baggins), il volto di Ian Holm sono appunto i suoi occhi, testimoni vigili di un professionismo raro e prezioso.