3. Geetha. 4. Si girava di notte anche a meno 13 gradi e gli inseguimenti erano tutti veri. Nella scena della mina, mi sono anche lussato la spalla sinistra, ma ne è valsa la pena. Particolarmente duttile, diventa protagonista di una nuova pellicola horror In the Market (2009)..

25. Education and international understanding Patil. 26. Latimer, Fred Fagen, Dana Ohlmeyer. Etc. Covers by Mario Jorrin, Robert Hosley, Robert Ferraro, Brad Holland, etc. Ma non mancarono i flirt, uno in particolare italiano durato solo due mesi con Marisa Merlini.Il suo ultimo ruolo è nel 1995 in City Hall di Harold Becker, accanto ad Al Pacino, poi morirà a 77 anni per un ictus, all’UCLA Medical Center di Los Angeles (a pochi giorni di distanza dalla morte di Shelley Winters). Si spegne così un altro attore dall’interpretazione potentissima che ha saputo marchiare a fuoco i suoi personaggi contorti ed esagitati, diventando una stella hollywoodiana. Uno degli ultimi baluardi del metodo d’avanguardia che rivoluzionò il mestiere dell’attore, portando introspezione e realismo nei ruoli.

E nel mentre che qualcuno recitava il de profundis per quel vecchio cinema giocoso e da volgarità spassosa, qualcun altro ne decretava la popolare etichetta di cult. Alvaro Vitali, nel frattempo, si dibatteva disperato fra disamore per il cinema e la necessità di tornare sulle scene, di parlare ancora alle giovani generazioni. Eppure, proprio quei giovani, che da tutti vengono definiti come aridi e fin troppo estremisti, sono stati i primi a riscoprire quel cinema e hanno visto in quegli occhi strabici uno sguardo giovanissimo.Scoperto da Federico FelliniPresentatosi per un provino cinematografico di fronte a Federico Fellini, il suo aspetto fisico colpì così tanto il Maestro che decise di inserirlo in ben 4 suoi film, ma dal primo all’ultimo avrà sempre delle piccolissime parti, principalmente mute: Fellini Satyricon, I clowns (1971), Roma (1972) con Anna Magnani, Alberto Sordi e Marcello Mastroianni e Amarcord (1973) con Ciccio Ingrassia, dove interpreta lo studente Naso.

Ottimo rappresentante di quell’humour grottesco e dialettale, che lo accomuna alla gloriosa regista italiana che lo ha diretto per tutto l’arco degli anni Settanta, ha saputo ribaltare la sua carriera grazie a una efficace recitazione le cui basi sono molto simili a quelle regole impartite dal Metodo dell’Actors.Trasferitosi a Napoli, all’età di 10 anni, Giancarlo Giannini studia come perito elettronico, e all’età di 18 anni si iscrivere all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico a Roma, segnando proprio a quell’età il suo debutto come attore teatrale in “In memoria di una signora amica” di Giuseppe Patroni Griffi, accanto a Lilla Frignone. Segue un vastissimo repertorio inglese, fra cui spiccano i titoli shakespeariani “Sogno di mezza estate”, per la regia di Beppe Menegatti, e “Romeo e Giulietta”, sotto la direzione di Franco Zeffirelli, che ha furoreggiato persino all’Old Vic di Londra.Dopo essere apparso accanto alla grandissima Anna Magnani nell’adattamento teatrale di “La lupa” (sempre per la regia di Zeffirelli), debutta cinematograficamente nel thriller psicanalitico Libido (1965) di Ernesto Gastaldi e Vittorio Salerno, seguito dal televisivo David Copperfield, trasposizione in sceneggiato RAI dell’omonimo romanzo di Charles Dickens firmato da Anton Giulio Majano. in questi anni che inizia la collaborazione con la leggendaria regista italiana Lina Wertmller, vera fautrice e creatrice del successo popolare di Giancarlo Giannini.