A fine cena tutti a ballare, con un dj set d’eccezione curato da LadyCoco.”Every Child Is My Childnasce dall’esigenza, forte, di mettere a servizio dei bambini che soffrono la nostra piccola o grande notorietà. Vogliamo raccogliere fondi da destinare a progetti che si occupano della tutela dei minori, sensibilizzare le persone per creare una società dove il messaggio del “fare del bene” diventi un inno comune e da quello ripartire per riscoprire l’umanità dentro ognuno di noi”, spiega Foglietta. “Oggi ci occupiamo dei bambini siriani, ma ci sono tante, troppe zone d’ombra dove l’infanzia non è protetta, e dove i bambini lottano quotidianamente contro i mostri della guerra, della fame, della malnutrizione e della povertà educativa”.Dalle parole ai fatti, dicevamo: che ne è dei soldi ricavati da sponsorizzazioni e cene di beneficienza? “L’intero ricavato sarà interamente devoluto alla Plaster School, che oltre a garantire sostegno psicologico e formazione scolastica ai bambini che frequentano la scuola, aiuterà le famiglie garantendo loro una scatola di cibo a settimana con beni di prima necessità”..

In situazioni come questa, il critico musicale prova l’innegabile soddisfazione, che manifesta a se stesso con parsimonia ma che all’esterno traspare con nitidezza, di decidere la colonna sonora della serata (che nessuno venga a dirgli di mettere questo o quello, i suoi amici lo sanno), forse perché in un angolo non troppo remoto della sua coscienza resiste il sogno di un ragazzo che avrebbe voluto fare il dj per le masse piuttosto che scrivere su un quotidiano a grande tiratura. In particolare, la sera della festa per il ventottesimo compleanno della sua nuova fidanzata, prima che arrivassero gli invitati, ha infilato la cassetta in un vecchio riproduttore Aiwa, che (ci puoi giurare) ha ricacciato da uno scatolone conservato nello studiolo, collegandolo all’impianto ad altissima fedeltà che si è fatto costruire, secondo richieste molto specifiche, da un artigiano del settore e, di sicuro, si è parsimoniosamente pregustato il momento in cui, dopo avere snocciolato una lunga lista di mp3, per lo più riconducibili alla categoria del pop rock raffinato e adult oriented (vedi David Sylvian, vedi David Byrne, vedi Prefab Sprout, vedi Style Council), avrebbe, quasi di nascosto, premuto il tasto play per avviare la riproduzione del bootleg su cassetta. E quando, a serata inoltrata, il momento è arrivato, si è seduto sulla poltrona con la migliore visuale sul salotto e, cercando di valutare le loro reazioni, ha osservato le facce degli invitati, che ondeggiavano vorticosamente nella lunga sala rettangolare con in mano flute di Franciacorta e un cake di zucca e caprino (oppure polpettine di alici, ricotta e uva sultanina), e ha aspettato, sapendo che sarebbe arrivato, l’altro momento in cui qualcuno si sarebbe avvicinato per chiedergli da chi fosse suonata quella musica, che, a giudicare dalle facce, quasi nessuno sembrava apprezzare (ma quanto influiva sulle reazioni la bassa qualità della registrazione?).