Its contents consisted primarily of articles on current events and pieces of well written popular fiction in mainstream genres, at least one of which was usually run in serial format over several issues. These were supplemented by single panel cartoons, small human interest, humorous or poetic filler pieces (often reader contributed), editorials, a letter column, and quality interior illustrations of both stories and advertising plus illustrated covers. In March 1916 Lorimer agreed to meet Norman Rockwell, a 22 year old artist from New York. He immediately accepted two front covers he had produced and commissioned three more. Rockwell did covers and illustrations for the magazine through 1963, and gained his public fame by these works; several of these are among his critically best acclaimed works. Other artists also gained fame by contributing Post covers, for example Nebraska artist John Philip Falter.

Nel tentativo di negoziare la liberazione, le vite di Wayne e della moglie Eileen (Helen Mirren) vengono messe a nudo, mostrandone luci ed ombre. Il film non riesce a decollare dalla sua staticità e gli ipotetici mattatori di questa pellicola, Redford e Dafoe, sono oscurati dai drammi della quotidianità espressi da un’eccelsa Helen Mirren. Troppo poco per un film dalle premesse interessanti..

Poi, successivamente ad alcuni ruoli non accreditati, riceve la sua prima parte importante in una serie tv: il boyfriend di Christina Applegate in Sposati con figli. Ma non è questo il massimo della sua popolarità.Nel 1997, parteciperà a un provino per un ruolo in una serie tv horror. Il regista non ha ancora bene in mente chi o cosa sia il suo personaggio ma, in mezzo a questa confusione creativa, David riesce comunque ad avere la parte di Angel, senza dubbio uno dei personaggi più misteriosi di tutto il serial di Buffy L’ammazzavampiri.

Non mancano i riferimenti ai generi del cinema classico hollywoodiano (kolossal, commedia sentimentale sofisticata, con le schermaglie amorose tra Indiana e Willie, e il musical, con il numero di Willie nella sequenze d’apertura, con coreografie simili a quelle di Busby Berkeley, esplicitanti un esotismo in stile Broadway). Come per il primo capitolo, siamo ancora di fronte a un’opera autoreferenziale, dalle forme metalinguistiche (il film come opera chiusa e completa in sé, che si riferisce soprattutto alla sua struttura interna): si afferma di nuovo un cinema fatto di movimento, dinamismo, spettacolo. L’insieme dei riferimenti si apre ancora al folklore, all’antropologia, a tradizioni, miti, religioni, occultismo (la dea Kalì, il vudù), anche se i richiami sono sdrammatizzati e l’opera resta sostanzialmente un film d’avventura e insieme una fiaba.