Un ruolo così torbido e misterioso in un incubo ad alto tasso di violenza, dove effettivamente lei ha una collocazione perfetta, non può che sfociare in una nuova icona.Juliette Lewis dà prova di essere una grandissima attrice maledetta nel ruolo della ragazza che si sente attratta da uomini più maturi in Mariti e mogli (1992) di Woody Allen, poi ritorna accanto al suo compagno Brad Pitt nel bellissimo Kalifornia (1993) di Dominic Sena, dove interpretano due moderni Bonnie Clyde con evidenti turbe psichiche che porteranno alla violenza e alla distruzione, rivelandosi ottime promesse del cinema made in Usa degli anni Novanta. Collocatasi in una lunga lista di interpreti maledetti (fra cui figurano Gary Oldman e Lena Olin, con i quali lei ha ugualmente lavorato), si lascia andare ad un ruolo più dolciastro (ma non eccessivamente) nel film di Lasse Hallstrom Buon compleanno, Mr. Grape (1993) con Johnny Depp e Leonardo DiCaprio (con il quale lavorerà anche in Ritorno dal nulla, 1995).Ma la pellicola che maggiormente viene ricordata nella sua filmografia è Assassini nati Natural Born Killers (1994) di Oliver Stone, una tragedia a due (lei recita con Woody Harrelson), dove si spettacolarizza la violenza alternando un lato leggero, quasi da comedy, a un altro più bizzarro sulla satira dei media.

Leonard Shelby si sveglia ogni mattina nella stanza anonima dell’Icann Motel con la stessa domanda: dov’ero rimasto? Ad aiutarlo una serie di Polaroid “personalizzate” dal suo inchiostro, tatuaggi indelebili incisi sulla pelle, dossier e appunti scritti di suo pugno. Lenny non soffre di amnesia, ricorda perfettamente chi è il suo passato più lontano, ma dimentica di ricordare la sua “memoria” breve. Una cosa, però, è certa (forse!), sua moglie è stata violentata e uccisa da uno sconosciuto a cui lui vuole dare un volto, un nome e una “sepoltura”.

C’è un svolta disgustosamente buonista dopo il già glicemico Amore a prima svista? Piuttosto un concreto passo avanti verso la piena capacità di realizzare commedie di pregio e divertenti. Promosso.Anche se facevano ridere, fin qui i film di Bobby e Peter Farrelly erano accompagnati da un senso d’imbarazzo: se la prendevano con handicappati (Tutti pazzi per Mary), obesi (Amore a prima svista) e ritardati mentali, dando alla comicità un tono un po’ sinistro, che ci faceva sentire in colpa. Tutt’altro discorso per quest’epopea, allegramente folle, di due gemelli siamesi, che ribalta lo schema precedente mettendo i protagonisti a confronto con una quantità d’individui “normali” ben più mostruosi di loro.Bobby e Peter Farrelly, registi fratelli americani sui quarantacinque anni, già autori di Tutti pazzi per Mary e di Scemo più scemo, in Fratelli per la pelle cambiano stile: non perché si occupino di due gemelli siamesi o gemelli congiunti (i disabili sono stati spesso loro protagonisti), ma perché se ne occupano senza volgarità, senza eccessi demenziali, facendo dei gemelli una coppia di vincenti divertenti, un duo di combattenti che ce l’hanno fatta.