All’inizio avrebbe dovuto fare il giornalista. Ma quando era ormai chiaro che avrebbe seguito le orme dei suoi genitori ha sposato lo status di figlio d’arte, diventando attore. Interessante e turbolento almeno in amore , sul grande schermo si è messo in luce grazie al personaggio forte del pugile che combatteva contro Russell Crowe ne Cinderella Man, ma si è sicuramente fatto conoscere di più al mondo quando è balzato sopra un divano giallo di fronte a una finta Oprah Winfrey e ha scimmiottato quell’antipatico e fanatico di Scientology di Tom Cruise ne Scary Movie 4.

Definito “la più violenta accusa alla casta politica nostrana dai tempi di Todo Modo”, Il divo, che si avvale di un cast di prim’ordine (Servillo, Piera Degli Esposti, Anna Bonaiuto, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Fanny Ardant), racconta la storia dell’incarnazione dell’ambizione, sospendendola fra il pubblico e il privato dell’uomo politico, sulla cui gobba scorreva il sangue dei tanti cadaveri eccellenti degli Anni Settanta e Ottanta, il sudore di BR, P2 e DC e gli sguardi spazientiti e attenti delle donne della sua vita e di tutti i suoi adepti (Ciarrapico, Cirino Pomicino). Con un mix audiovisivo che miscela i Ricchi e Poveri a Vivaldi, giocando con scenografie maestose e ben ricreate, Sorrentino dirige il suo vero primo film cattivo seguendo note di sarcasmo e ironia, grand’angoli, inquadrature espressioniste sghembe e sbilenche e dilatando le immagini in modo che tutto appaia ancora più cinico, ancora più spietato (anche grazie al montaggio di Cristiano Travaglioli), ancora più rituale, greco e, per questo, ancora più teatrale, quindi meritevole del Premio della Giuria a Cannes.This Must Be the PlacePartecipa al progetto perFiducia, una serie di corti sul tema della fiducia, dove ha l’occasione di lavorare con Ermanno Olmi e Gabriele Salvatores. Suo il corto La partita lenta.

Sergio Damian De Paola, del Veneziano, considerato il terminale della catena messa in piedi dalla banda, giovedì ha reso ampia confessione davanti al giudice veneziano David Calabria. L’ottico ha ammesso le sue responsabilità e avrebbe anche spiegato al magistrato veneziano, delegato dal collega di Ivrea che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare, come funzionava il meccanismo messo in piedi dalla banda che gestiva il traffico clandestino di occhiali. Difeso dall’avvocato Pascale De Falco, ha spiegato di essere il terminale dell’organizzazione che aveva sede in Piemonte: gli occhiali sottratti a Lauriano venivano rivenduti da De Paola per un profitto che, stando ai carabinieri di Chivasso sarebbe stato di almeno 600 mila euro.